Sono Pietro. Ho lavorato per anni come operaio in una officina meccanica, desiderando mantenere dignitosamente la mia famiglia.

Quella mattina, impegnato nella mia postazione di lavoro a regolare il funzionamento di una macchina utensile, priva di adeguate protezioni, la mano destra rimaneva intrappolata tra i rulli del macchinario e veniva stritolata. Ricordo ancora il dolore straziante, la corsa in ospedale, i numerosi interventi chirurgici e la terribile menomazione rimasta. L’infortunio subito, difatti, ha determinato l’amputazione di tre dita e di parte del palmo, con conseguente totale perdita della manualità.

Ciò che mi devastava psicologicamente, oltre alla situazione fisica compromessa, era la consapevolezza che non sarei più potuto tornare a lavorare come prima, privato per sempre della mia capacità lavorativa nelle mansioni che avevo sempre svolto.

Scoprire – grazie al sostegno ed alle preziose informazioni fornitemi dall’associazione La Giustizia degli Ultimi – che l’azienda aveva precisi obblighi di tutela della salute dei propri dipendenti e di garanzia della sicurezza sul luogo di lavoro che – se rispettati – avrebbero potuto evitare l’infortunio, ha riacceso in me la speranza di ottenere giustizia e un congruo risarcimento, diverso e ulteriore rispetto a quanto riconosciuto da INAIL. Col ristoro ottenuto, vedo il futuro della mia famiglia più sereno. Ho potuto coltivare un nuovo progetto lavorativo personale, mirato a valorizzare le mie capacità lavorative residue.

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